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Statine, obesità e microbiota: correlazioni

Statine, obesità e microbiota: correlazioni

Statine, obesità e microbiota: correlazioni

Statine, obesità e microbiota: correlazioni. Ruolo delle statine nell’aumento del numero e nel potenziamento delle funzioni dei microbi intestinali

Statine, obesità e microbiota, correlazioni. Secondo uno studio pubblicato su Nature le statine potrebbero aumentare il numero e migliorare le funzioni dei microbi intestinali. Questi sono fondamentali per mantenere un microbiota sano e per garantire il benessere di tutto il corpo.

Un’analisi dei campioni fecali ha rivelato che le persone obese che assumono statine per abbassare il colesterolo hanno una comunità “più sana” di microrganismi intestinali di quanto ci si aspetterebbe.

Cosa comporta questa sorprendente scoperta?

Il nostro apparato digerente ospita un numero di batteri di gran lunga superiore al numero totale delle cellule del nostro corpo. È cresciuto negli anni l’interesse per i potenziali effetti benefici di questi microrganismi intestinali sull’intero organismo. Vieira-Silva in un importante studio hanno riportato una scoperta inaspettata, riguardo ai modelli di microbi intestinali, che potrebbe avere importanti riscontri in ambito clinico.

Quando si cerca di valutare la complessità delle migliaia di specie batteriche nel nostro intestino, un’opzione disponibile è un metodo di categorizzazione che assegna il profilo microbico di un individuo a uno dei quattro gruppi chiamati enterotipi.  Questo avviene a seconda dell’abbondanza delle varie specie microbiche intestinali.

Ruolo dell’enterotipo disbiotico

L’enterotipo “disbiotico” chiamato Bacteroides 2 (Bact2) è associato ad uno stato infiammatorio. Le persone che hanno questo enterotipo tendono ad avere un quantitativo inferiore di microbi intestinali rispetto a quelli con altri enterotipi. Questi individui hanno anche una concentrazione ematica più alta di proteina C-reattiva, segno distintivo di infiammazione, rispetto agli individui che hanno altri enterotipi. Oltre il 75% delle persone che ha una malattia infiammatoria intestinale presenta l’enterotipo Bact2.

Microbi intestinali e problematiche cardiovascolari

Oltre alle patologie dell’intestino, molti ricercatori hanno associato i microbi intestinali all’obesità e a quel gruppo di condizioni indicate come sindrome metabolica. Tuttavia, la relazione tra i microbi e queste condizioni rimane in discussione. Diversi studi hanno anche collegato i batteri intestinali alle malattie cardiovascolari. Molecole come l’ossido di trimetilammina, che sono prodotte dai batteri intestinali, potrebbero accelerare l’aterosclerosi e la loro presenza è associata a esiti avversi cardiovascolari, tra cui la morte.

Vieira-Silva et al. hanno evidenziato che i batteri intestinali,  Bact2 sono caratterizzati da una scarsa produzione di un’altra molecola microbica importante, il butirrato. Questo acido grasso a catena corta potrebbe aiutare a preservare la funzione barriera delle cellule epiteliali che rivestono l’intestino. Questo avviene forse prevenendo la fuoriuscita delle molecole dannose dall’intestino e smorzando così l’infiammazione sistemica del corpo.

Correlazione tra popolazione batterica intestinale e obesità

Nella ricerca di una potenziale connessione tra la popolazione batterica dell’intestino e l’obesità, Vieira-Silva e colleghi hanno fatto una scoperta sorprendente.  In circa 900 partecipanti, una prevalenza più elevata dell’enterotipo Bact2 era correlata a un indice di massa corporea elevati e all’obesità.

Tuttavia, gli autori hanno fatto la sorprendente scoperta che le specie batteriche intestinali presenti nelle persone obese differiva significativamente a seconda che le persone assumessero farmaci per abbassare il colesterolo chiamati statine.

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Questo risultato ha sollevato una sorprendente connessione possibile tra assunzione di statine e microbi intestinali. I partecipanti obesi che assumevano statine avevano una prevalenza significativamente più bassa dell’enterotipo Bact2 (5,9% della popolazione obesa) rispetto alle loro controparti obese che non assumevano statine (17,7% della popolazione obesa).

Nessuna linea guida attuale raccomanda di considerare l’uso delle statine nei soggetti obesi. Questi studi forniscono però una nuova visione delle complesse relazioni tra obesità, stato metabolico, microbi intestinali e malattie cardiovascolari ancora in fase di studio.

A cura del Dr. Antonio Proggi

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Bibliografia: Nature, Sender, R., Fuchs, S. & Milo, R. PLoS Biol
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